26 gennaio 2007

Otto «O» per sfondare nel mondo

Cito un articolo scritto da Beppe Severgnini su Italians, in quanto mi sembra essere pertinente con questo blog.

Non sono supersitizioso,
la scaramanzia mi fa ridere, ma le coincidenze mi piacciono. Oggi il "Magazine" del "Corriere" parla degli italiani che hanno sfondato nel mondo (tanti, per fortuna). Dopodomani a Torino cercherò di convincere gli studenti riuniti per le Universiadi che mettere il naso fuori casa è buona idea (non ce ne sarebbe bisogno, visto che sono lì). Ieri, su "Italians", è comparso un elogio dell'economista Fulvio Ortu (origini sarde, nato e cresciuto a Trieste, dottorato a Chicago, insegnamento a New York e Los Angeles, approdato alla Bocconi di Milano come Tabellini, Perotti, Boeri, Giavazzi).
Sono contento della citazione e del successo di Ortu, conosciuto a Santa Monica il 7 novembre 2000, durante una delle prime pizzate "Italians" (era la notte della non-elezione di George Bush). Non ci sono solo gli economisti. Ci sono ricercatori, medici, dirigenti d'azienda, finanzieri, sportivi, cuochi, architetti, musicisti, registi (il "Magazine" dedica la copertina a Gabriele Muccino, che sta conquistando gli Usa - campo grande e difficile - col film «"La ricerca della felicità»). L'elenco è lungo e abbastanza noto, per fortuna. Propongo, quindi, un gioco diverso. Cerchiamo di capire se esiste, e qual è, il comun denominatore di queste storie di successo. Ci sono meccanismi virtuosi che in Italia possiamo imparare («imparare», non «importare»: sul punto, ormai, non ho più illusioni). Propongo questo elenco, basato su otto O.

OMBELICO
Un medico, un accademico, un cuoco o uno scrittore che non ha mai messo il naso fuori dall'Italia crede, inevitabilmente, che il suo ospedale, la sua università, la sua città o il suo editore siano l'ombelico del mondo. Uno scoop, signori: non è così!

ORGOGLIO
Nel mondo conosciuto si può andar fieri del successo professionale. In Italia, il successo è qualcosa che bisogna farsi perdonare (e non sempre ci si riesce: Tamaro, Baricco e Muccino sono tre casi celebri; le aziende sono piene di casi meno noti)

ONORE
Le belle storie internazionali sono quasi sempre trasparenti: talento, preparazione, lavoro, un'occasione. In Italia conta ancora troppo chi sei e chi conosci. Il caso dei concorsi universitari taroccati è clamoroso: ma neppure i migliori hanno il fegato d'intervenire. Preferiscono salvare la coscienza (e gli allievi) creando zone virtuose, e collezionare lauree honoris causa (sbaglio, professor Eco?)

OSTACOLI
Su 18.651 docenti di ruolo, solo nove (pari allo 0,05%) hanno meno di 35 anni; 5.647 (30,3%) hanno più di 65 anni (inchiesta di Rizzo e Stella sul "Corriere"). Aggiungo: secondo un sondaggio Demos-Repubblica, il 39% degli italiani nella fascia 35-44 anni si definisce «giovane» e non «adulto». Come dire: talvolta le vittime sono consenzienti. In America, in Nordeuropa o in Russia non è così: a trent'anni si è uomini, non ragazzi

OBBLIGHI, ORDINE & ORGANIZZAZIONE
Ogni nazione ha una reputazione. La nostra - l'ho scritto anche sul Magazine - è quella di talentuosi casinisti, di inaffidabili genialoidi. Alcuni connazionali interpretano volentieri questo personaggio, che un certo pubblico internazionale ama (per poi denigrarlo). Altri si sono ribellati, e hanno capito che il talento non serve a niente, se non viene abbinato a disciplina e affidabilità

OSTINAZIONE
Non è facile imparare l'inglese, la lingua del mondo (cinese e tedesco ancora meno); e non è semplice chiudere una samsonite, una mattina all'alba, e lasciarsi l'Italia alle spalle per un po'. Ma chi ha trovato quel coraggio, quasi sempre, è stato premiato.

Altro da aggiungere? Qualcosa che possiamo imparare?
Con la disciplina hanno sconfitto gli stereotipi (Magazine-Corriere del 25 gennaio 2007)


fonte: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/07-01-25/01.spm

1 commento:

AnelliDiFumo ha detto...

Beh siamo d'accordo. Saluti da Toronto.