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In questo blog cerco di trasmettere i miei pensieri, tutto ciò che mi passa per la testa, più o meno serio. Dalle notizie di attualità alle riflessioni filosofiche, con la speranza di fornire spunti di discussione.
13 marzo 2012
24 ottobre 2011
Buon compleanno iPod!
10 anni fa, il 23 ottobre 2001, veniva lanciato sul mercato il primo ipod, denominato in seguito Classic. Era dotato di un hard dirsk ultrasottile (prodotto da Toshiba) dalla capienza di 5 GB, grande come un pacchetto di carte e semplice da usare, si comandava
attraverso una ghiera meccanica circolare che permetteva di scorrere
nella libreria musicale in modo molto veloce e mediante l'uso del solo
pollice. Per la sincronizzazione del lettore, Apple prevedeva una
connessione FireWire, 35 volte più veloce della USB 1.1. La prima generazione di iPod era compatibile esclusivamente con computer Macintosh.
Quanta acqua è passata sotto i ponti e quanti modelli destinati a dettare legge su lmercato dei lettori mp3!
In questi 10 anni abbiamo potuto ammirare la seconda generazione (2002), la terza (2003), la quarta (2004), la quinta (2005), la sesta (2007), la sesta e mezzo (2008), l'ipod photo (2004), le 4 generazioni dello shuffle (2005, 2006, 2009, 2010), le 2 generazioni di ipod mini (2004, 2005), 6 generazioni di ipod nano (2005-2010) per finire con le 4 generazioni di ipod touch (2007-2010).
Beh, grazie Apple!
Quanta acqua è passata sotto i ponti e quanti modelli destinati a dettare legge su lmercato dei lettori mp3!
In questi 10 anni abbiamo potuto ammirare la seconda generazione (2002), la terza (2003), la quarta (2004), la quinta (2005), la sesta (2007), la sesta e mezzo (2008), l'ipod photo (2004), le 4 generazioni dello shuffle (2005, 2006, 2009, 2010), le 2 generazioni di ipod mini (2004, 2005), 6 generazioni di ipod nano (2005-2010) per finire con le 4 generazioni di ipod touch (2007-2010).
Beh, grazie Apple!
18 ottobre 2011
Chime.in: Guadagnare con il Social Network
Fin da quando si è diffuso a livello planetario, il fenomeno Internet ha incarnato per una gran parte degli utenti il miraggio di guadagni impensabili fino a poco tempo prima. Nella seconda metà degli anni novanta fino ai primi anni 2000 si diffusero termini come "Net Economy", "New Economy", il "Dot Com", parole che rappresentavano per l'immaginario collettivo figure esemplari di manager nati dal nulla e in poco tempo a capo di un impero.
Il tutto iniziò con la quotazione di Netscape (la società che sviluppò il primo browser commerciale per internet) nel 1994 che diede il via alla prima, entusiasmante, fase legata allo sviluppo delle soluzioni e dei servizi internet. Durante gli anni della new economy aumentarono in maniera spropositata le quotazioni di nuove start-up legate al mondo dell'innovazione tecnologica, dell'high-tech e di internet mentre gli investimenti in information technology diventarono una delle caratteristiche chiave dei piani strategici delle grandi e medie aziende.Questo florido periodo terminò a cavallo tra il 2001 e il 2002, con lo scoppio della bolla speculativa e le conseguenze economiche di cui, forse, risentiamo ancora oggi.
Ma internet non faceva sognare solo gli investitori , ma soprattutto le persone comuni che vedevano moltiplicarsi i siti che promettevano facili guadagni attraverso semplici email pubblicitarie, click a siti paganti e così via. Il tutto potenziato dall'organizzazione piramidale delle iscrizioni: io guadagno sia con la mia attività, ma soprattutto con l'attività delle persone che ho presentato.
Col passare degli anni i mercati finanziari hanno imparato a non fidarsi troppo di queste aziende e negli anni 2000 hanno guardato sempre con cautela alle novità in questo campo. Tuttavia negli ultimi anni hanno avuto modo di mettersi in mostra fenomeni che ricordano i protagonisti della bolla speculativa di inizio millennio, esemplificati dalle fortune di Facebook, Twitter, Skype, LinkedIn, solo per citarne alcuni, tanto da porre il quesito: i mercati sono maturi per valutare correttamente i business di questi siti? A tal proposito risulta interessante un dibattito apparso su Repubblica TV che vi consiglio di guardare.
Cercando di unire i due aspetti caratteristici della di Internet è nato Chime.in che, proprio prendendo spunto da Facebook e Twitter, permette agli utenti di condividere foto, video e testi di 2.000 caratteri. Niente di nuovo, parrebbe... invece il nuovo Social Network si distingue condividendo con gli utenti anche gli introiti pubblicitari: i ricavi derivanti dai click ai banner posti sulle proprie bacheche saranno equamente divisi tra la società americana e l’utente.
Sarà l'idea vincente in grado di scalfire il predominio di Facebook? Riuscirà a raggiungere ciò che Goggle+ non è riuscito a fare?
Ai posteri l'ardua sentenza!
Il tutto iniziò con la quotazione di Netscape (la società che sviluppò il primo browser commerciale per internet) nel 1994 che diede il via alla prima, entusiasmante, fase legata allo sviluppo delle soluzioni e dei servizi internet. Durante gli anni della new economy aumentarono in maniera spropositata le quotazioni di nuove start-up legate al mondo dell'innovazione tecnologica, dell'high-tech e di internet mentre gli investimenti in information technology diventarono una delle caratteristiche chiave dei piani strategici delle grandi e medie aziende.Questo florido periodo terminò a cavallo tra il 2001 e il 2002, con lo scoppio della bolla speculativa e le conseguenze economiche di cui, forse, risentiamo ancora oggi.
Ma internet non faceva sognare solo gli investitori , ma soprattutto le persone comuni che vedevano moltiplicarsi i siti che promettevano facili guadagni attraverso semplici email pubblicitarie, click a siti paganti e così via. Il tutto potenziato dall'organizzazione piramidale delle iscrizioni: io guadagno sia con la mia attività, ma soprattutto con l'attività delle persone che ho presentato.
Col passare degli anni i mercati finanziari hanno imparato a non fidarsi troppo di queste aziende e negli anni 2000 hanno guardato sempre con cautela alle novità in questo campo. Tuttavia negli ultimi anni hanno avuto modo di mettersi in mostra fenomeni che ricordano i protagonisti della bolla speculativa di inizio millennio, esemplificati dalle fortune di Facebook, Twitter, Skype, LinkedIn, solo per citarne alcuni, tanto da porre il quesito: i mercati sono maturi per valutare correttamente i business di questi siti? A tal proposito risulta interessante un dibattito apparso su Repubblica TV che vi consiglio di guardare.
Cercando di unire i due aspetti caratteristici della di Internet è nato Chime.in che, proprio prendendo spunto da Facebook e Twitter, permette agli utenti di condividere foto, video e testi di 2.000 caratteri. Niente di nuovo, parrebbe... invece il nuovo Social Network si distingue condividendo con gli utenti anche gli introiti pubblicitari: i ricavi derivanti dai click ai banner posti sulle proprie bacheche saranno equamente divisi tra la società americana e l’utente.
Sarà l'idea vincente in grado di scalfire il predominio di Facebook? Riuscirà a raggiungere ciò che Goggle+ non è riuscito a fare?
Ai posteri l'ardua sentenza!
Aforismi
In un periodo di riflessione personale, ecco a voi un elenco di "aforismi" che ritengo particolarmente interessanti:
Una delle difficoltà sul lavoro è distinguere tra il non aver nulla da fare e il non aver voglia di fare nulla
Chi cerca si arricchisce di informazioni, chi le subisce passivamente rimane ignorante
Adoro la fase iniziale dell'innamoramento, quando viene soddisfatta la mia natura curiosa. Quando le mie energie sono inconsciamente concentrate alla scoperta delle sfumature che colorano una persona speciale
Amare una persona significa saper sopportare i suoi difetti
La forte intesa tra due persone sopravvive alla fine dell'amore
Vivi con un obiettivo e lavora per raggiungerlo
Nella vita si incontrano molte persone.
La maggior parte sono insignificanti.
Alcune sono importanti.
Due o tre ti fanno sognare
È meglio provare e vivere col rimorso, che non provare e vivere col rimpianto
Il rimedio alla malinconia portata dai bei ricordi è la continua ricerca di nuove avventure
I cambiamenti mantengono viva la nostra vita
La sottile differenza tra giusto o sbagliato dipende unicamente da ciò che chiediamo alle nostre scelte
09 marzo 2010
Io sostengo Venezia 2020
Da molti mesi il Comitato per la Candidatura di Venezia sede dei XXXII Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020 sta lavorando per definire tutti i dettagli da fornire al CONI per vedersi assegnata la candidatura per l'Italia.
I Giochi Olimpici e Paralimpici Estivi costituiscono il più importante e complesso evento del Pianeta.
In termini macroeconomici si può ricondurre a punti percentuali del PIL, con ricadute virtuose che durano negli anni post evento e iniziano prima della sua celebrazione. Il progetto di candidatura Venezia2020 nasce da parte dei principali attori istituzionali del territorio metropolitano di Venezia in funzione di una grande opportunità e di un'esigenza.
L'opportunità derivante da un contesto dalle grandi potenzialità e l'esigenza per il Nord Est del Paese di un forte acceleratore, che consenta di raggiungere e consolidare gli obiettivi di competitività internazionale e sviluppo sostenibile per quest'area strategica dell'Europa.
Obiettivo primario di questa fase di start up del Progetto Venezia2020 è quello di predisporre la candidatura nazionale a Sede ufficiale italiana per i XXXII Giochi Olimpici e Paralimpici Estivi del 2020. Contestualmente Venezia2020 sarà fin dalla sua prima fase un'occasione irripetibile per ridare slancio ai valori legati allo Sport e ai siginficati più veri dell'Olimpismo.
Il timing olimpico prevede che l’Italia attraverso il CONI proponga al CIO una propria candidatura ufficiale entro il 2010, al fine di avviare il bid process previsto dalla Carta Olimpica.
Negli ultimi mesi Roma ha espresso, con notevole ritardo, la propria intenzione di concorrenre con Venezia per candidarsi come sede dei Giochi Olimpici. Sulla carta il progetto di Roma non è minimamente paragonabile a quello formulato da Venezia, ma negli ultimi tempi ha trovato molti sostenitori influenti nell'ambito politico.
Almeno per una volta si chiede di lasciare da parte gli interessi dei "potenti" promuovendo invece la qualità rappresentata dal lavoro del Comitato per Venezia 2020.
Per questo motivo questo blog sostiene Venezia 2020.

Il dossier presentato è consultabile online all'indirizzo: http://venezia2020.it/media-room/news/dettaglio/items/2010-venezia2020-dossier-online.html
I Giochi Olimpici e Paralimpici Estivi costituiscono il più importante e complesso evento del Pianeta.
In termini macroeconomici si può ricondurre a punti percentuali del PIL, con ricadute virtuose che durano negli anni post evento e iniziano prima della sua celebrazione. Il progetto di candidatura Venezia2020 nasce da parte dei principali attori istituzionali del territorio metropolitano di Venezia in funzione di una grande opportunità e di un'esigenza.
L'opportunità derivante da un contesto dalle grandi potenzialità e l'esigenza per il Nord Est del Paese di un forte acceleratore, che consenta di raggiungere e consolidare gli obiettivi di competitività internazionale e sviluppo sostenibile per quest'area strategica dell'Europa.
Obiettivo primario di questa fase di start up del Progetto Venezia2020 è quello di predisporre la candidatura nazionale a Sede ufficiale italiana per i XXXII Giochi Olimpici e Paralimpici Estivi del 2020. Contestualmente Venezia2020 sarà fin dalla sua prima fase un'occasione irripetibile per ridare slancio ai valori legati allo Sport e ai siginficati più veri dell'Olimpismo.
Il timing olimpico prevede che l’Italia attraverso il CONI proponga al CIO una propria candidatura ufficiale entro il 2010, al fine di avviare il bid process previsto dalla Carta Olimpica.
Negli ultimi mesi Roma ha espresso, con notevole ritardo, la propria intenzione di concorrenre con Venezia per candidarsi come sede dei Giochi Olimpici. Sulla carta il progetto di Roma non è minimamente paragonabile a quello formulato da Venezia, ma negli ultimi tempi ha trovato molti sostenitori influenti nell'ambito politico.
Almeno per una volta si chiede di lasciare da parte gli interessi dei "potenti" promuovendo invece la qualità rappresentata dal lavoro del Comitato per Venezia 2020.
Per questo motivo questo blog sostiene Venezia 2020.
Il dossier presentato è consultabile online all'indirizzo: http://venezia2020.it/media-room/news/dettaglio/items/2010-venezia2020-dossier-online.html
13 agosto 2009
eRepublik
eRepublik è un browser game di strategia online e un servizio di social network sviluppato da eRepublik Labs; lanciato il 21 ottobre 2008, è accessibile gratuitamente da Internet con un qualsiasi browser. Nell'estate del 2009 Erepublik raggiunge i 180.000 cittadini.
Il gioco e' ambientato in un mondo parallelo (chiamato New World, Nuovo Mondo) dove i giocatori sviluppano abilita' politiche, socio-economiche e militari nelle loro nazioni, basate su quelle esistenti nel mondo reale.

eRepublik e' una combinazione di social networking e strategia in un singolo MMOG, dove i giocatori (cittadini) possono partecipare con una gamma di attività diverse.
In campo economico il cittadino potra' decidere di lavorare per un'azienda, diventarne azionista o crearne una nuova, intraprendendo una carriera da imprenditore.
Sul fronte militare, dopo l'addestramento sara' possibile arruolarsi nelle Forze Armate o nelle Forza Speciali, combattento al fianco dei compatrioti o proponendosi come mercenario in lotta con gli alleati.
Nell'area politica, infine, il cittadino avente diritto di voto potra' diventare membro di un partito politico o crearne uno nuovo, fino ad essere votato come membro del Parlamento o come Presidente della nazione; raggiunte queste importanti posizioni potra' decidere le sorti del paese proponendo nuove leggi, modificando quelle gia' esistenti, e stabilendo di fatto la linea politica della tua nazione.
Gli elementi grafici sono ridotti all'osso ed e' principalmente un gioco basato sul testo.
La comunità Italiana è caratterizzata da una forte organizzazione militare e da una vita politica complessa.
Il gioco e' ambientato in un mondo parallelo (chiamato New World, Nuovo Mondo) dove i giocatori sviluppano abilita' politiche, socio-economiche e militari nelle loro nazioni, basate su quelle esistenti nel mondo reale.
eRepublik e' una combinazione di social networking e strategia in un singolo MMOG, dove i giocatori (cittadini) possono partecipare con una gamma di attività diverse.
In campo economico il cittadino potra' decidere di lavorare per un'azienda, diventarne azionista o crearne una nuova, intraprendendo una carriera da imprenditore.
Sul fronte militare, dopo l'addestramento sara' possibile arruolarsi nelle Forze Armate o nelle Forza Speciali, combattento al fianco dei compatrioti o proponendosi come mercenario in lotta con gli alleati.
Nell'area politica, infine, il cittadino avente diritto di voto potra' diventare membro di un partito politico o crearne uno nuovo, fino ad essere votato come membro del Parlamento o come Presidente della nazione; raggiunte queste importanti posizioni potra' decidere le sorti del paese proponendo nuove leggi, modificando quelle gia' esistenti, e stabilendo di fatto la linea politica della tua nazione.
Gli elementi grafici sono ridotti all'osso ed e' principalmente un gioco basato sul testo.
La comunità Italiana è caratterizzata da una forte organizzazione militare e da una vita politica complessa.
23 luglio 2009
12 novembre 2008
Obama
Un paio di anni prima di raggiungere il successo alle elezioni presidenziali, Barrack Obama ci dava degli indizi sulla propria spiccata inteligenza!
fonte: http://termometropolitico.wordpress.com/
fonte: http://termometropolitico.wordpress.com/
28 ottobre 2008
Sofia e gli Ultras Italia
Riporto l'intervento di una persona, letto su un forum online.
Premesse obligate:
1) ho seguito per diversi anni la Nazionale con il "cosiddetto" movimento definito Ultras Italia, fino a non molto tempo fa;
2) come si dice per i fumatori "almeno per il momento ho smesso", per una serie di ragioni che esporrò più avanti;
3) ho fatto politica a destra e di destra resto ma lo stadio e la politica credo non debbano coincidere;
4) ho parlato con alcuni dei dei presenti a Sofia e credo sia corretto precisare diverse cose perchè sulla fattispecie si sono dette e scritte un sacco di inesattezze.
In Inghilterra, in Germania, in America ed in qualsiasi Paese normale si insegna ad amare la propria nazione cominciando dai piccoli, peraltro imparando a rispettare anche quella degli altri ; un democratico , un repubblicano o un labourista mai sputeranno sulla loro terra. In una "Italietta" dove sventolare una bandiera tricolore porta a farsi identificare come "fascisti qualcosa non va e non è da stranirsi se quasi solo alcuni di destra si dichiarano nazionalisti.
Ultras Italia (nome dato dalla stampa al movimento), come discendenza di questo assunto, è, quindi, da sempre composta da molti militanti o simpatizzanti di destra per una ovvia più facile identificazione ma, badate bene, anche da "apolitici" e addirittura da pochi che si dichiarano di sinistra. Non è mai stato un partito nè è mai stata chiesta una tessera, essendo un discorso "di stadio"; ricordo chi cantava l' inno con il braccio teso (sulla cui opportunità tornerò al riguardo) e chi preferiva farlo altrimenti, magari con la mano sul cuore. Unica regola non portare simboli di club ma solo un tricolore con il nome della città, per evitare ruggini da campionato.
Dopo la vittoria di Berlino a Germania 2006 è stato una proliferare di facce dipinte, gente con maglietta e trombetta vinte con i punti del "Lidl" e clowns che elemosinavano una inquadratura tv. Il problema, per me, non erano i definiti "Ultras Italia", ma l' ambiente intorno che, nel complesso, assomigliava ad un grottesco "Carnevale", perfetto per confermare il detto "pizza, spaghetti e mandolino". Funiculì funiculà e addio alla propria dignità; ultras o tifosi, ognuno secondo il suo, sì ma pagliacci pronti per il circo mediatico no.
Ora di violenza al seguito della Nazionale se ne è vista, in questi anni, davvero poca... i paragoni con gli "hooligans" anni '80 fanno strabuzzare gli occhi, gente che in migliaia metteva sotto assedio città per giorni.
A Sofia vi è stata una rissa con i locali in un pub del Centro in zona universitaria dove si sono presentati diversi "indigeni" in assetto poco amichevole. Dopo il gruppo è stato scortato fino allo stadio e qui fatto oggetto di lanci di "bombe carta", lanci di oggetti e "cariche" di bulgari che tentavano di scavalcare e sfondare divisori. Nella calca è stato sottratto (tirandolo, peraltro, dall' esterno, in modo vigliacco) un mezzo drappo tricolore, recante proprio il nome della nostra città [Verona, NdM].
Per risposta è stata incendiata una bandiera bulgara, come mostrato da giornali e tv i quali hanno pubblicato decine di foto di celtiche e svastiche nel settore bulgaro descrivendole come immagini del settore ospite.
In sintesi, i bulgari hanno provocato una rissa in centro, hanno tentato in qualche centinaio di sfondare divisori, hanno lanciato oggetti e grossi petardi, hanno sottrato e bruciato mezzo drappo tricolore ed hanno esposto decine di simboli nazisti. I nostri conanzionali sono stati aggrediti a più riprese ma sono diventati i presunti colpevoli.
La sinistra li ha criminalizzati definendoli figli del clima culturale del centrodestra ed esimi esponenti della destra, da un sindaco di una metropoli che gira con la croce celtica al collo ad una alta carica istituzionale che non troppi anni fa salutava romanamente (foto e video lo testimoniano), li hanno "scaricati" come "feccia" lontana anni luce dalle loro giacche doppiopetto.In definitiva, la comitiva dei fans azzurri è stata ggredita e, poi, disconosciuta da tutti ma questo era prevedibile, così come che menti "illuminate" ( da un cerino?) tirassero fuori la Curva Sud di Verona, come madre di tutto il nazifascismo della Penisola. Qualche manifestazione di mussoliniana memoria si è vista spesso ma se la nostra tifoseria è gemellata con fiorentini e doriani, curve con maggioranza non certo composta da " camerati", vuole dire che l' aspetto tifoso è sempre venuto prima e viene prima delle appartenenze politiche come, per me, deve essere.
Altre sono le curve-partito, non la Sud; se diversamente fosse, ai viola o ai blucerchiati si sarebbero preferiti gli ostili catanesi o interisti, ad esempio. Credo che nessuno di noi abbia mai chiesto sospettosamente al vicino di posto chi abbia votato alle ultime elezioni perchè la sciarpa gialloblù è sempre venuta prima ed è, logicamente, vista come elemento sufficiente per creare un vincolo di solidarietà più alto. Non mi porrei mai il quesito se stare dalla parte di un "butel" dell' Hellas politicamente schierato diversamente da me o di un "destroide" juventino, ci mancherebbe altro!
Inoltre, per ideali "neri" o "rossi" decine di giovani, trascinati in una guerra civile, spesso per giochi di potere di altri, hanno pagato con lutti, carcere e altre tragedie umane , prodotte o subite ma sempre tali, che poco hanno da spartire con ventidue in mutande che prendono a calci un pallone. Sapere che per sensazionalismo giornalistico alla Biscardi e/o bassi giochi politici di destra e di sinistra quasi tutti speculano sulla nostra fede calcistica, pronti a "corteggiarci" solo in campagna elettorale o definirci "la magnifica cornice della curva" solo in apertura di collegamento , dovrebbe farci drizzare le antenne e farci evitare questi "trappoloni". Serve testa, tanta, per non diventare "carne da macello".
I nostri ideali, indipendentemente da quali essi sono, teniamoceli dentro orgogliosamente ma non mischiamo lo stadio e gli spalti con Montecitorio. Una bandiera, un braccio alzato, un pugno chiuso ed ecco che chi ci blandiva ci vende per quattro soldi dipingendoci come la "mala pianta" da estirpare. Sorry per la lunghezza del post ma credo che alcune cose circa Sofia e gli sproloqui susseguenti andassero precisate per amore di verità.
fonte: http://bondolasmarsa.easyfreeforum.com
Premesse obligate:
1) ho seguito per diversi anni la Nazionale con il "cosiddetto" movimento definito Ultras Italia, fino a non molto tempo fa;
2) come si dice per i fumatori "almeno per il momento ho smesso", per una serie di ragioni che esporrò più avanti;
3) ho fatto politica a destra e di destra resto ma lo stadio e la politica credo non debbano coincidere;
4) ho parlato con alcuni dei dei presenti a Sofia e credo sia corretto precisare diverse cose perchè sulla fattispecie si sono dette e scritte un sacco di inesattezze.
In Inghilterra, in Germania, in America ed in qualsiasi Paese normale si insegna ad amare la propria nazione cominciando dai piccoli, peraltro imparando a rispettare anche quella degli altri ; un democratico , un repubblicano o un labourista mai sputeranno sulla loro terra. In una "Italietta" dove sventolare una bandiera tricolore porta a farsi identificare come "fascisti qualcosa non va e non è da stranirsi se quasi solo alcuni di destra si dichiarano nazionalisti.
Ultras Italia (nome dato dalla stampa al movimento), come discendenza di questo assunto, è, quindi, da sempre composta da molti militanti o simpatizzanti di destra per una ovvia più facile identificazione ma, badate bene, anche da "apolitici" e addirittura da pochi che si dichiarano di sinistra. Non è mai stato un partito nè è mai stata chiesta una tessera, essendo un discorso "di stadio"; ricordo chi cantava l' inno con il braccio teso (sulla cui opportunità tornerò al riguardo) e chi preferiva farlo altrimenti, magari con la mano sul cuore. Unica regola non portare simboli di club ma solo un tricolore con il nome della città, per evitare ruggini da campionato.
Dopo la vittoria di Berlino a Germania 2006 è stato una proliferare di facce dipinte, gente con maglietta e trombetta vinte con i punti del "Lidl" e clowns che elemosinavano una inquadratura tv. Il problema, per me, non erano i definiti "Ultras Italia", ma l' ambiente intorno che, nel complesso, assomigliava ad un grottesco "Carnevale", perfetto per confermare il detto "pizza, spaghetti e mandolino". Funiculì funiculà e addio alla propria dignità; ultras o tifosi, ognuno secondo il suo, sì ma pagliacci pronti per il circo mediatico no.
Ora di violenza al seguito della Nazionale se ne è vista, in questi anni, davvero poca... i paragoni con gli "hooligans" anni '80 fanno strabuzzare gli occhi, gente che in migliaia metteva sotto assedio città per giorni.
A Sofia vi è stata una rissa con i locali in un pub del Centro in zona universitaria dove si sono presentati diversi "indigeni" in assetto poco amichevole. Dopo il gruppo è stato scortato fino allo stadio e qui fatto oggetto di lanci di "bombe carta", lanci di oggetti e "cariche" di bulgari che tentavano di scavalcare e sfondare divisori. Nella calca è stato sottratto (tirandolo, peraltro, dall' esterno, in modo vigliacco) un mezzo drappo tricolore, recante proprio il nome della nostra città [Verona, NdM].
Per risposta è stata incendiata una bandiera bulgara, come mostrato da giornali e tv i quali hanno pubblicato decine di foto di celtiche e svastiche nel settore bulgaro descrivendole come immagini del settore ospite.
In sintesi, i bulgari hanno provocato una rissa in centro, hanno tentato in qualche centinaio di sfondare divisori, hanno lanciato oggetti e grossi petardi, hanno sottrato e bruciato mezzo drappo tricolore ed hanno esposto decine di simboli nazisti. I nostri conanzionali sono stati aggrediti a più riprese ma sono diventati i presunti colpevoli.
La sinistra li ha criminalizzati definendoli figli del clima culturale del centrodestra ed esimi esponenti della destra, da un sindaco di una metropoli che gira con la croce celtica al collo ad una alta carica istituzionale che non troppi anni fa salutava romanamente (foto e video lo testimoniano), li hanno "scaricati" come "feccia" lontana anni luce dalle loro giacche doppiopetto.In definitiva, la comitiva dei fans azzurri è stata ggredita e, poi, disconosciuta da tutti ma questo era prevedibile, così come che menti "illuminate" ( da un cerino?) tirassero fuori la Curva Sud di Verona, come madre di tutto il nazifascismo della Penisola. Qualche manifestazione di mussoliniana memoria si è vista spesso ma se la nostra tifoseria è gemellata con fiorentini e doriani, curve con maggioranza non certo composta da " camerati", vuole dire che l' aspetto tifoso è sempre venuto prima e viene prima delle appartenenze politiche come, per me, deve essere.
Altre sono le curve-partito, non la Sud; se diversamente fosse, ai viola o ai blucerchiati si sarebbero preferiti gli ostili catanesi o interisti, ad esempio. Credo che nessuno di noi abbia mai chiesto sospettosamente al vicino di posto chi abbia votato alle ultime elezioni perchè la sciarpa gialloblù è sempre venuta prima ed è, logicamente, vista come elemento sufficiente per creare un vincolo di solidarietà più alto. Non mi porrei mai il quesito se stare dalla parte di un "butel" dell' Hellas politicamente schierato diversamente da me o di un "destroide" juventino, ci mancherebbe altro!
Inoltre, per ideali "neri" o "rossi" decine di giovani, trascinati in una guerra civile, spesso per giochi di potere di altri, hanno pagato con lutti, carcere e altre tragedie umane , prodotte o subite ma sempre tali, che poco hanno da spartire con ventidue in mutande che prendono a calci un pallone. Sapere che per sensazionalismo giornalistico alla Biscardi e/o bassi giochi politici di destra e di sinistra quasi tutti speculano sulla nostra fede calcistica, pronti a "corteggiarci" solo in campagna elettorale o definirci "la magnifica cornice della curva" solo in apertura di collegamento , dovrebbe farci drizzare le antenne e farci evitare questi "trappoloni". Serve testa, tanta, per non diventare "carne da macello".
I nostri ideali, indipendentemente da quali essi sono, teniamoceli dentro orgogliosamente ma non mischiamo lo stadio e gli spalti con Montecitorio. Una bandiera, un braccio alzato, un pugno chiuso ed ecco che chi ci blandiva ci vende per quattro soldi dipingendoci come la "mala pianta" da estirpare. Sorry per la lunghezza del post ma credo che alcune cose circa Sofia e gli sproloqui susseguenti andassero precisate per amore di verità.
fonte: http://bondolasmarsa.easyfreeforum.com
07 settembre 2008
Il Papa: «In Italia c'è bisogno di nuovi politici cattolici»
Ma anche no!!
Perchè???
Cos'è una nuova reconquista? Forse il Papa non si è reso conto che l'epoca dei Conquistadores è passata da un bel po'!
Perchè???
Nell'omelia il Papa ha esortato la Chiesa e i cattolici a tornare ad «essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica» che - ha sottolineato - «necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».
Cos'è una nuova reconquista? Forse il Papa non si è reso conto che l'epoca dei Conquistadores è passata da un bel po'!
04 agosto 2008
Quanto uomo/donna sei?
E' palese che uomini e donne hanno comportamenti diversi in molti aspetti della propria vita.
Mike ha pensato di sfruttare la cronologia del browser per definire la percentuale di mascolinità/femminilità di ognuno.
Vi basta andare sul sito MikeonAds.com e cliccare sul pulsante "Start Analyzing My Browsing History" e nel giro di pochi secondi avrete la risposta.
Per la cronaca sul mio pc del lavoro sono risultato:
Mike ha pensato di sfruttare la cronologia del browser per definire la percentuale di mascolinità/femminilità di ognuno.
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Per la cronaca sul mio pc del lavoro sono risultato:
Likelihood of you being FEMALE is 81%
Likelihood of you being MALE is 19%
Mah...
01 agosto 2008
Accanimento? Disinformazione?
Da tempo i tifosi dell'Hellas Verona sostengono la tesi secondo cui verso di loro ci sia un accanimento mediatico mirato.
Quante volte sui giornali si legge che la Curva del Verona si è macchiata di cori razzisti (anche contro giocatori non di colore!)?
Cercando su Google si ottengono questi risultati in merito: clicca qui.
Che cori beceri! Quelli del Verona sono proprio dei nazisti!
In realtà è tutta la città ad essere razzista, hai sentito di quel ragazzo ammazzato di botte proprio da dei neo-nazisti in pieno centro?
Ti ricordi dell'aggressione di matrice xenofoba denunciata dal signor Marsiglia che poi si è scoperto essere totale invenzione del succitato???
Insomma, ogni episodio che può essere ricondotto a motivazioni di tale genere viene enfatizzato dai media, fino a inculcare nella gente la convinzione che nessun "diverso" possa vivere e lavorare a Verona.
Come mai non trovo in prima pagina la notizia che a Torino sabato notte almeno 200 giovani hanno cercato di linciare sette vigili urbani che elevavano contravvenzioni per divieto di sosta?
Perchè non ho letto in prima pagina che a Bologna il 30 maggio è iniziato il processo di 18 naziskin responsabili di aggressioni a extracomunitari, ebrei e omosessuali, risse allo stadio, traffici con gruppi hitleriani internazionali?
Io un'idea ce l'ho...
Tornando al calcio, qualcuno deve spiegarmi perchè nessun organo di informazione nazionale ha quantomeno criticato quanto successo l'altra sera durante il Trofeo Tim, che vedeva impegnate Milan, Inter e Juve.
Girovagando su Internet si viene a sapere ciò che dallo schermo televisivo non si è sentito e visto.
Innanzitutto un colorito scambio di opinioni tra i tifosi della Juve e Carlo Ancelotti, allenatore del Milan. La Curva ha innalzato il canto "un maiale
non può allenare" e il buon Carletto, solitamente pacato, ha risposto silenziosamente mostrando il dito medio.
Vabbè, scaramucce tra rivali.
Ben più grave è invece l'atteggiamento che gli organi di informazione hanno avuto nei confronti di un altro episodio che ha coinvolto sempre la Circa della Juve.
Questa volta i cori sono stati innalzati contro Balotelli (giocatore di colore dell'Inter) con "non esiste un negro italiano" e contro Stankovic apostrofato come "zingaro di merda" (cerchiamo su Google)
Invece di denunciare vengo a sapere che la Gazzetta si è rivolta ai tifosi della Juve con queste parole e con questo tono affettuoso e pedagogico:
"Cari ragazzi, anche se magari quello ceh cantate non riflette i vostri pensieri ed è quindi un inutile tentativo di intimidire gli avversari, provate a ricordare che la vostra curva è intitolata a Gaetano Scirea..."
Io noto una leggera differenza di trattamento...
Quante volte sui giornali si legge che la Curva del Verona si è macchiata di cori razzisti (anche contro giocatori non di colore!)?
Cercando su Google si ottengono questi risultati in merito: clicca qui.
Che cori beceri! Quelli del Verona sono proprio dei nazisti!
In realtà è tutta la città ad essere razzista, hai sentito di quel ragazzo ammazzato di botte proprio da dei neo-nazisti in pieno centro?
Ti ricordi dell'aggressione di matrice xenofoba denunciata dal signor Marsiglia che poi si è scoperto essere totale invenzione del succitato???
Insomma, ogni episodio che può essere ricondotto a motivazioni di tale genere viene enfatizzato dai media, fino a inculcare nella gente la convinzione che nessun "diverso" possa vivere e lavorare a Verona.
Come mai non trovo in prima pagina la notizia che a Torino sabato notte almeno 200 giovani hanno cercato di linciare sette vigili urbani che elevavano contravvenzioni per divieto di sosta?
Perchè non ho letto in prima pagina che a Bologna il 30 maggio è iniziato il processo di 18 naziskin responsabili di aggressioni a extracomunitari, ebrei e omosessuali, risse allo stadio, traffici con gruppi hitleriani internazionali?
Io un'idea ce l'ho...
Tornando al calcio, qualcuno deve spiegarmi perchè nessun organo di informazione nazionale ha quantomeno criticato quanto successo l'altra sera durante il Trofeo Tim, che vedeva impegnate Milan, Inter e Juve.
Girovagando su Internet si viene a sapere ciò che dallo schermo televisivo non si è sentito e visto.
Innanzitutto un colorito scambio di opinioni tra i tifosi della Juve e Carlo Ancelotti, allenatore del Milan. La Curva ha innalzato il canto "un maiale
non può allenare" e il buon Carletto, solitamente pacato, ha risposto silenziosamente mostrando il dito medio.
Vabbè, scaramucce tra rivali.
Ben più grave è invece l'atteggiamento che gli organi di informazione hanno avuto nei confronti di un altro episodio che ha coinvolto sempre la Circa della Juve.
Questa volta i cori sono stati innalzati contro Balotelli (giocatore di colore dell'Inter) con "non esiste un negro italiano" e contro Stankovic apostrofato come "zingaro di merda" (cerchiamo su Google)
Invece di denunciare vengo a sapere che la Gazzetta si è rivolta ai tifosi della Juve con queste parole e con questo tono affettuoso e pedagogico:
"Cari ragazzi, anche se magari quello ceh cantate non riflette i vostri pensieri ed è quindi un inutile tentativo di intimidire gli avversari, provate a ricordare che la vostra curva è intitolata a Gaetano Scirea..."
Io noto una leggera differenza di trattamento...
04 luglio 2008
Guinness dei Primati
Ci siamo riusciti!
Abbiamo stabilito un Guinness dei Primati per il maggior numero di download di un programma effettuato nell'arco di 24 ore. Con il vostro aiuto abbiamo raggiunto 8.002.530 download.
Abbiamo stabilito un Guinness dei Primati per il maggior numero di download di un programma effettuato nell'arco di 24 ore. Con il vostro aiuto abbiamo raggiunto 8.002.530 download.
Mappa dei download
26 giugno 2008
Danny Ferrone
Ho scoperto solo oggi la lotta che sta portando avanti Danny Ferrone, ragazzo di 23 di Chicago affetto da Fibrosi Cistica dall'età di 2 anni.
Ho controllato su Wikipedia:
Sul suo sito, Danny dice di non essere mai stato ricoverato a causa di complicazioni legate alla malattia. Sostiene che questo è dovuto soprattutto alla molta atività fisica che ha sempre praticato fin da piccolo: calcio, baseball, basket, arti marziali e BMX. L'allenamento dovuto all'attività sportiva gli ha permesso di prolungare il suo stato di salute.
Tuttavia, all'inizio del college la situazione ha iniziato a peggiorare fino ad ora, portandolo ad avere una capacità polmonare dimezzata rispetto la norma. Nonostante ciò Danny continua ad allenarsi per cercare di rimandare la degenerazione della malattia.
Sul sito si legge:
Per farlo Danny si sta preparando per partecipare all'Ironman Championship a Kona, Hawaii. Lui stesso dice che la ragione che lo spinge ad affrontare tale gara è il fatto che tutti lo ritengono impossibile. Per prepararsi al meglio in una sfida definita "impossibile" oltre che molto rischiosa dagli stessi medici che lo seguono da tempo, Danny ha trascorso un lungo periodo ad Austin, in Texas, dove il clima è simile a quello che troverà a Lubbock, sulle rive del Lago Buffalo Spring che ospiterà le tre prove (9-10 ore sotto sforzo per quasi 2 chilometri a nuoto, 90 in bici e 21 di corsa). Le sue tabelle di allenamento sembrano quelle di un olimpionico. A cambiare è il recupero: le difficoltà di assorbimento provocate dalla fibrosi cistica lo obbligano a mangiare 7-8 volte al giorno per coprire un fabbisogno di gran lunga superiore alla norma.
Un'impresa al limite dell'impossibile per persone sane, figuriamoci per lui.
Il suo sito è questo: http://www.fightforever.org/main/wesite.html. vi potete trovare informazioni su Danny e sulla sua fondazione.
FIND A CURE OR DIE TRYING...
Ho controllato su Wikipedia:
Questa patologia si caratterizza per un anomalia nel trasporto del cloro nella membrana delle cellule delle ghiandole a secrezione esterna. Di conseguenza queste ghiandole secernono un muco denso e vischioso e quindi poco scorrevole. Negli organi interessati,le secrezioni mucose, essendo anormalmente viscide, determinano un'ostruzione dei dotti principali, provocando l'insorgenza di gran parte delle manifestazioni cliniche tipiche della malattia, come la comparsa di infezioni polmonari ricorrenti, di insufficienza pancreatica, di steatorrea, di stati di malnutrizione, di cirrosi epatica, di ostruzione intestinale e di infertilità maschile.
Sul suo sito, Danny dice di non essere mai stato ricoverato a causa di complicazioni legate alla malattia. Sostiene che questo è dovuto soprattutto alla molta atività fisica che ha sempre praticato fin da piccolo: calcio, baseball, basket, arti marziali e BMX. L'allenamento dovuto all'attività sportiva gli ha permesso di prolungare il suo stato di salute.
Tuttavia, all'inizio del college la situazione ha iniziato a peggiorare fino ad ora, portandolo ad avere una capacità polmonare dimezzata rispetto la norma. Nonostante ciò Danny continua ad allenarsi per cercare di rimandare la degenerazione della malattia.
Sul sito si legge:
I medici non hanno la risposta o una soluzione. Tuttavia c isono molti brillanti scienziati che stanno lavorando per trovare una possibile cura alla malattia. Ma i loro progressi sono ostacolati dalla mancanza di fondi e risorse.
Mi fa stare troppo male ascoltare ciò e vedere voi coraggiosi soffrire! Questo è il motivo per cui sto per far terminare le vostre sofferenze! Sto per trovare la cura per questa malattia o morire cercando di farlo!
Finanzierò quei ricercatori che conoscono e comprendono la Fibrosi Cistica, così potranno curare la malattia. Possono ed eventualmente lo faranno. Tutto ciò di cui hanno bisogno sono fondi.
Per farlo Danny si sta preparando per partecipare all'Ironman Championship a Kona, Hawaii. Lui stesso dice che la ragione che lo spinge ad affrontare tale gara è il fatto che tutti lo ritengono impossibile. Per prepararsi al meglio in una sfida definita "impossibile" oltre che molto rischiosa dagli stessi medici che lo seguono da tempo, Danny ha trascorso un lungo periodo ad Austin, in Texas, dove il clima è simile a quello che troverà a Lubbock, sulle rive del Lago Buffalo Spring che ospiterà le tre prove (9-10 ore sotto sforzo per quasi 2 chilometri a nuoto, 90 in bici e 21 di corsa). Le sue tabelle di allenamento sembrano quelle di un olimpionico. A cambiare è il recupero: le difficoltà di assorbimento provocate dalla fibrosi cistica lo obbligano a mangiare 7-8 volte al giorno per coprire un fabbisogno di gran lunga superiore alla norma.
Un'impresa al limite dell'impossibile per persone sane, figuriamoci per lui.
Il suo sito è questo: http://www.fightforever.org/main/wesite.html. vi potete trovare informazioni su Danny e sulla sua fondazione.
FIND A CURE OR DIE TRYING...
20 giugno 2008
Onde elettromagnetiche
Da anni si discute se i campi elettromagnetici in cui siamo sempre più immersi siano più o meno dannosi per la salute umana.
Ai tempi dell'università un docente di Campi Elettromagnetici ricordo ci disse:"Non ci sono prove scientifiche che provino che i Campi Elettromagnetici facciano male".
Bene, prendiamo atto di tutto ciò, ma osserviamo che un minimo effetto le onde generate dai cellulari lo producono:
Ai tempi dell'università un docente di Campi Elettromagnetici ricordo ci disse:"Non ci sono prove scientifiche che provino che i Campi Elettromagnetici facciano male".
Bene, prendiamo atto di tutto ciò, ma osserviamo che un minimo effetto le onde generate dai cellulari lo producono:
19 giugno 2008
13 giugno 2008
Ah, questo è marketing!
Stamattina, leggendo come di consueto il sito del Corriere, mi sono imbattuto in una notizia con titolo "Firefox sta per superare Explorer".
Nell'articolo Mike Schroepfer, votato uno degli uomini più influenti del Web, vice presidente Engineering della Mozilla Corporation, dichiara:
Insomma, Microsoft vede, per la prima volta nella storia, in pericolo il monopolio sui browser web.
Caso vuole che proprio stamattina ricevo una mail da un'amica che pubblicizza una lodevole iniziativa targata Microsoft e Internet Explorer:
Andate su questo sito, www.carbongrove.com rispondete a 10 domande, piantate un albero virtuale (potete anche dargli un nome) e “curatelo” (tranquilli non è necessario fare nulla.
Dopo sei settimane il team di IE farà piantare un albero vero!
Durante queste sei settimane riceverete un email in cui, in virtù delle vostre risposte, vi verrà consigliato come migliorare le vostre abitudini in termini di impatto ambientale.
Beh, una bella iniziativa sociale. Niente da dire.
Poi leggo meglio sul suto in questione è scopro:"Carbon Grove is only available for Internet Explorer 7 or Internet Explorer 8 beta. If you don’t already have it, download IE7 for free. Alternatively, you can download a beta version of IE8 and monitor your tree with IE8’s new Web Slice feature."
Insomma, per piantare un albero bisogna per forza usare Microsoft Explorer!
Sono io che penso sempre male o c'è qualcosa sotto?
E bravi i markettari di Microsoft! ^_^
Comunque piantiamo alberi, che fa bene a tutti!
Nell'articolo Mike Schroepfer, votato uno degli uomini più influenti del Web, vice presidente Engineering della Mozilla Corporation, dichiara:
"Sì, ti confermo quanto ho detto: il sorpasso sta avvenendo ora. Abbiamo avuto una grande progressione dal nostro lancio, e soprattutto negli ultimi anni: secondo gli ultimi dati siamo al 40% dei browser mondiali (un anno prima erano al 33%, guardate qui), contro il 55% circa delle 3 versioni di Explorer attualmente in uso (che erano al 60 circa). Ma era aprile e ora stiamo per lanciare il nuovo Firefox. Che ne dici?”. Che devo dire? Che gli credo. Anche perché l’ultimo Explorer assomiglia non poco a Firefox: questo vorrà dire qualcosa. “Già, questo è vero ed è un altro motivo del nostro soprasso: la release di IE7 è stata molto traumatica per gli utenti, perché è molto diverso dal precedente. E questo ha portato a un ulteriore allontanamento degli utenti da Explorer”.
Insomma, Microsoft vede, per la prima volta nella storia, in pericolo il monopolio sui browser web.
Caso vuole che proprio stamattina ricevo una mail da un'amica che pubblicizza una lodevole iniziativa targata Microsoft e Internet Explorer:
Andate su questo sito, www.carbongrove.com rispondete a 10 domande, piantate un albero virtuale (potete anche dargli un nome) e “curatelo” (tranquilli non è necessario fare nulla.
Dopo sei settimane il team di IE farà piantare un albero vero!
Durante queste sei settimane riceverete un email in cui, in virtù delle vostre risposte, vi verrà consigliato come migliorare le vostre abitudini in termini di impatto ambientale.
Beh, una bella iniziativa sociale. Niente da dire.
Poi leggo meglio sul suto in questione è scopro:"Carbon Grove is only available for Internet Explorer 7 or Internet Explorer 8 beta. If you don’t already have it, download IE7 for free. Alternatively, you can download a beta version of IE8 and monitor your tree with IE8’s new Web Slice feature."
Insomma, per piantare un albero bisogna per forza usare Microsoft Explorer!
Sono io che penso sempre male o c'è qualcosa sotto?
E bravi i markettari di Microsoft! ^_^
Comunque piantiamo alberi, che fa bene a tutti!
12 giugno 2008
Euro 2008: Italia-Romania
Nella partita Italia-Olanda Marco Civoli e Salvatore Bagni non facevano che ripetere che l'Olanda non batteva l'Italia dal 1978.
Sappiamo com'è andata a finire...
Oggi il sito della Gazzetta titola:

Partiamo già con l'idea che bisogna segnarne almeno 2!
Sappiamo com'è andata a finire...
Oggi il sito della Gazzetta titola:
Partiamo già con l'idea che bisogna segnarne almeno 2!
08 maggio 2008
Tragedia di Verona
In questi giorni si sono scritte e dette molte parole sul grave fatto avvenuto a Verona qualche giorno fa, che ha visto un giovane ragazzo perdere la vita per un futile motivo.
Dopo poche oer di indagini i responsabili erano già stati identificati e in breve tempo arrestati.
Ora inizia il tam tam mediatico a cui ormai siamo abituati, caratterizzato da molti luoghi comuni e commenti che poco ci danno dal punto di vista dell'informazione.
Per fortuna non tutti gli articoli e servizi televisivi hanno questo carattere, come quello pubblicato sul sito di Repubblica e che vi consiglio di leggere.
Ve lo ripropongo di seguito, ma se volete leggerlo dal sito di Repubblica, vi basta cliccare qui.
Dopo poche oer di indagini i responsabili erano già stati identificati e in breve tempo arrestati.
Ora inizia il tam tam mediatico a cui ormai siamo abituati, caratterizzato da molti luoghi comuni e commenti che poco ci danno dal punto di vista dell'informazione.
Per fortuna non tutti gli articoli e servizi televisivi hanno questo carattere, come quello pubblicato sul sito di Repubblica e che vi consiglio di leggere.
Ve lo ripropongo di seguito, ma se volete leggerlo dal sito di Repubblica, vi basta cliccare qui.
Raffaele e le anime nere di Verona educazione di un neonazista
Nella antica scuola della città, dove studiavano la vittima e il carnefice
Viaggio in una comunità che si specchia nei suoi giovani alla ricerca delle radici dell'odio
VERONA - Nicola e Raffaele - Nicola dieci anni prima di Raffaele, dieci anni prima di essere ucciso da Raffaele - hanno studiato nello stesso liceo, lo "Scipione Maffei", fiero di essere il più antico liceo d'Italia. Nato nel 1804, promosso da Bonaparte, il "Maffei" è orgoglioso della sua storia bicentenaria, ma anche delle virtù custodite, generazione dopo generazione, in una carta dei valori che onora "lo spirito critico; la laboriosità; la legalità; l'assunzione di responsabilità; la coscienza dei diritti e dei doveri".
È un impegno che si respira nelle aule dell'antico convento domenicano annesso alla Chiesa di Santa Anastasia, a due passi da Piazza Erbe, da Piazza dei Signori, dal cuore storico di Verona. Il liceo non è un luogo abitato da svuotati, sprecati. Né è attraversato dall'"analfabetismo emotivo", dalla "follia morale", dall'"ospite inquietante" del nichilismo, o come più vi piace definire l'infelice condizione giovanile del nostro Paese. Al "Maffei" si discute molto. Si lavora molto. Si impara a dare forma di parola alle emozioni, nutrimento e argomenti per le passioni e le idee.
Qui è radicata la consapevolezza che la democrazia sia "ars dubiae". Si ha fiducia "nella tolleranza, nel rispetto, in una solidarietà generosamente disponibile, in un reale e radicale rispetto di se stessi e degli altri". Sono pratiche quotidiane e non predicazione (gli studenti, per dire, si tassano ogni anno di 250 euro e quest'anno hanno deciso spontaneamente di aumentare l'obolo di solidarietà). E allora bisogna chiedersi dove nasce la muffa aggressiva che ha rovinato i giorni di Raffaele e spezzato la vita di Nicola?
"Ce lo siamo chiesti - dice con "doloroso stupore" il preside Francesco Butturini - e ancora ci interrogheremo con i docenti, gli studenti, i genitori. Ci siamo chiesti se abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per educare gli studenti alla buona cittadinanza. Noi crediamo di aver sempre cercato attraverso l'insegnamento quotidiano e le attività educative complementari, che qui non sono poche, di inculcare negli allievi i principi della civile convivenza. Non è stato sufficiente per insegnare a Raffaele ciò che è lecito, ciò che non lo è, ciò che non è nemmeno pensabile o ipotizzabile. Mi sento sconfitto, come ho detto ai ragazzi, ma non complice. Non siamo stati né indifferenti né distratti. Quando Raffaele si rifiutò di entrare in sinagoga durante un viaggio di studio; quando affrontò il presidente dell'associazione vittime della strage di Bologna rivendicando l'innocenza di Luigi Ciavardini, segnalammo quell'atteggiamento alla famiglia. Al contrario, la questura non ci informò che Raffaele era indagato da un anno. Avremmo potuto fare di più e continueremo a farlo nel dialogo e nel confronto con i ragazzi. Senza dimenticare Raffaele. Non intendiamo abbandonarlo in questo momento e speriamo che Raffaele accolga il nostro invito; comprenda il suo tragico errore; accetti di incamminarsi su una strada radicalmente differente da quella finora seguita".
* * *
Il preside non vuole e forse non può dire di più. Il deficit del circuito istituzionale e mediatico (perché la Digos non allertò la scuola? perché i giornali cittadini non diedero conto, come d'abitudine, dei nomi degli indagati?) descrive un'occasione perduta di "recupero", di disvelamento, ma non spiega le ragioni della "caduta" di Raffaele in un "rito della crudeltà", per nulla occasionale o impulsivo, che nel tempo si è esercitato nel cuore di Verona contro "i negri"; i capelluti "comunisti" dei centri sociali; tre paracadutisti delle Folgore nati al Sud; un povero cristo con la maglia del Lecce; un tipo che mangiava un kebab; un ragazzino maldestro nell'usare lo skateboard. Pedina, "soldatino" - Raffaele - di una cerchia che, visitata dai poliziotti, disponeva di manganelli, pugnali, coltelli, un'accetta e di libri che negavano l'Olocausto, di bandiere con la croce uncinata, di foto di Hitler e Mussolini. L'aula della II E, che Raffaele frequenta (o frequentava), è al di là dell'antico chiostro in fondo al corridoio. I compagni e le compagne di Raffaele hanno come il muso. In questi giorni i giornalisti, protestano, hanno manipolato le loro opinioni, le hanno rimaneggiate per creare uno sciocco sensazionalismo. Non vogliamo difendere Raffaele, dicono, perché quel che ha fatto è gravissimo e se ne deve assumere tutto il peso, ma se ci chiedete se fosse un mostro, allora no, noi dobbiamo rispondere che non lo era, che non si è mai comportato da mostro. Era in modo radicale di destra e discuteva con chi non lo era, o era di sinistra, senza aggressività. Si è rifiutato di entrare in sinagoga, ma siamo abbastanza certi che, se avesse avuto un compagno di banco ebreo, non lo avrebbe maltrattato o deriso a scuola, dove il suo comportamento è stato sempre corretto. Questo vuol dire, chiedono, assolvere Raffaele? Vuol dire raccontare, dicono, quel che sappiamo di lui. Che non era tutto. Purtroppo.
* * *
Accanto alla fontana senz'acqua del chiostro, Giulia Tombari e Simone D'Ascola provano a ragionare - ancora una volta, in questi giorni - su quei perché. Come è potuto accadere a un loro compagno di scuola? Giulia è minuta, nervosa, stanca. Dice parole secche e sincere. Le accompagna con un gesto. Indica il grande arco che dà sulla strada. "Qui non c'è spazio per l'ignoranza che produce l'ottusa violenza senza scopo di Raffaele. Raffaele è stato travolto da quel che c'è là fuori, oltre quel cancello. Se un responsabile e una responsabilità si deve cercare, va trovata non in questo liceo, ma nella città. In quella Verona dove può capitare - e capita spesso - che si senta dire in autobus "non siedo qui, accanto a questo negro" e nessuno che, intorno, disapprovi o censuri quelle parole... Magari chi le ascolta, non oserebbe mai pronunciarle, ma le giustifica". Simone è alto, allampanato, meno disinvolto di Giulia. Come Giulia, ha idee lucide e asciutte. "In questa storia, si usano le parole per nascondere quel che è accaduto e ancora può accadere. Si dice: Raffaele era un bullo. Non lo era. Si dice: è un delinquente. Non lo era. Si dice: è solo una mela marcia, è un caso isolato. È falso che sia la sola mela marcia del cesto, il caso non è isolato ma addirittura, nella sua assurdità, ordinario. Si dice: la politica non c'entra. E invece, c'entra, eccome, se politica è l'odio per il diverso, se politica è un'ideologia diffusa là fuori - anche Simone indica l'arco, il cancello, la strada - che legittima chi vuole liberarsi di chi non è uguale a te, per colore della pelle, per convinzioni, per religione, per la lunghezza dei capelli. Tutto questo ha un nome: razzismo, xenofobia. Se si usano le parole appropriate, le ragioni della morte di Nicola - e di quel ha combinato Raffaele con i suoi amici - saranno evidenti. È quel che dovreste fare: chiamare le cose con il proprio nome".
* * *
Chiamare le cose con il loro nome. È naturale pensare che sia un buon consiglio mentre si risale via Massalongo e poi corso Santa Anastasia verso Piazza Erbe. Come appare necessario rimettere insieme la realtà di un corpo sociale che solitamente si offre frammentata, sconnessa, quasi in penombra, occultata da parole accortamente ambigue. Chiamare le cose con il loro nome, dunque. Le violenze e i pestaggi nel cuore di Verona sono comuni e ritualizzati. Piazza Viviani, via Mazzini, Veronetta, Volto San Luca, Corso Cavour, piazza Erbe ne sono state le scene negli ultimi mesi.
Puoi essere picchiato per un nonnulla. Puoi prendere una bottigliata in testa per un amen. Non importa la ragione occasionale. Non è quello che conta. Non è per lo spino rifiutato che muore Nicola. Nicola muore, dicono, "perché ha il codino", perché dunque è diverso, perché "non è conforme" e gli (improvvisati o professionali) addetti al futuro della città e alla custodia del suo passato e delle sue risorse escludono i diversi: "diverso - dice il procuratore Guido Papalia - è non solo il diverso per razza, ma diverso perché si comporta il mondo diverso; pensa diversamente; ha un atteggiamento diverso; si veste in modo diverso e quindi non può convivere nel centro della città che i razzisti vogliono chiusa ai diversi". In uno stato di smarrimento sociale, si radunano per difendersi le persone spaventate - la paura è coltivata con sapienza a Verona che molto ha faticato per raggiungere il benessere di oggi. Passano all'azione in nome di "un'identità minacciata". Identità, insegna Zygmunt Bauman, è un concetto agonistico. È come un grido di battaglia. Fragile e perversamente "coraggioso", Raffaele sente quel grido, lasciata l'aula del "Maffei" e le fatiche democratiche di "maffeiano".
Lo sente allo stadio dove impiccano il fantoccio di un calciatore "negro". Lo ascolta forte nella propaganda dei "nazistoni" del "Blocco studentesco". Lo intende nello stile di vita dei suoi compagni di bevute e di scorribande notturne tra le stradine della città. Afferra quel sentimento nella pianificazione del prossimo pestaggio, nelle risate, nella soddisfazione che segue. Raffaele avverte soprattutto che quel che fa, quel che pensa è condiviso perché in città c'è un sentimento che non lo biasima e non lo biasimerà. Hanno ragione Giulia e Simone.
È "politico" tutto questo? Quale ipocrita può negarlo: certo che lo è. E non vuol dire che ci sia un partito politico, una fazione di un partito politico, un gruppuscolo che organizza o programma quelle violenze. Vuol dire che c'è a Verona una "cultura" dell'esclusione che irrigidisce e sorveglia il confine tra "noi" e "loro" e "loro" diventano anche quei veronesi - moltissimi, e tra i moltissimi Nicola - che rifiutano o non avvertono il "potere seduttivo" di quell'"appartenenza".
Chiamare le cose con il loro nome. È difficile contestare che il sindaco di Verona, Flavio Tosi, alimenti la "naturalezza" di quel grido di battaglia "identitario". Che diffonda il presupposto che "si appartiene per effetto della nascita". Non per altro, qualsiasi cosa tu sia e faccia. Flavio Tosi non è un fascista. È un leghista che ama i fascisti, li coccola, li asseconda, forse cinicamente se ne serve. Oggi che la tragedia si è consumata, è evasivo, a volte frivolo, a volte ringhioso quando gli si ricorda che appena in dicembre ha sfilato accanto a nazisti del Veneto Fronte Skinheads; che appena qualche anno fa (11 settembre 2005) offrì le sue parole solidali - con una visita in carcere - a cinque giovani fascisti che avevano massacrato e accoltellato due ragazzi di sinistra, frequentatori di un centro sociale.
Tosi ha grandi ambizioni politiche (sarà il nuovo governatore del Veneto nel 2010?) e questa storia tragica, da cui non riesce a uscire senza danno pubblico o con un alleato in meno, può azzopparlo. L'opposizione gli ha chiesto che si scusi di quelle spensieratezze. Tosi non ha trovato ancora la forza di farlo. Chiamare le cose con il proprio nome. Verona - città straordinariamente generosa nella solidarietà e nel volontariato - assiste al suo incrudelimento distratta, indifferente, senza rimorso o colpa. Guarda da un'altra parte per non vedere, per non vedersi, per non interrogarsi. Come il vescovo, monsignor Giuseppe Zenti. Scrive ai giovani della città. Immagina di inviare sms per conto di Nicola. Scrive: "Abbiate fiducia nelle grandi vette. Valorizzate i giorni della giovinezza. Fatevi onore. Fateci vedere quanto valete. Realizzate una vita di grande qualità, degna dell'essere giovani".
Come se esistessero soltanto le scelte personali e non anche le responsabilità collettive, i modelli culturali, i quadri pubblici, l'assenza della benché minima opera di manutenzione sociale (senso civico, legalità). Come se Nicola e Raffaele non fossero caduti su quella "trincea profonda e invalicabile scavata in città tra il "fuori" e il "dentro" di un territorio e di una comunità". Al portone del Bra, ricorda Francesco Butturini, è scolpita una frase dell'Amleto: "Non c'è mondo, fuori di questa città". C'è a Verona chi sembra crederlo per davvero. Raffaele lo ha creduto. Troppo facile ora dirlo solo un delinquente. Troppo ingiusto dire, la morte di Nicola, "un caso isolato".
dal nostro inviato GIUSEPPE D'AVANZO
23 aprile 2008
Bianco e Nero
Fabio Volo sul razzismo e su alcuni aspetti delle scelte socieli della politica italiana, sempre troppo indietro rispetto agli altri paesi.
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