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13 marzo 2008

Politica Italiana

Che la politica italiana abbia i più grandi difetti possibili ormai lo riconoscono tutti in ogni angolo del pianeta, ma quando è una bambina di 9 anni a stupirsi delle azioni dei leader c'è davvero da preoccuparsi.

Strappo Programma
Caro Severgnini,
Tg1 delle 20: passano le immagini di Silvio Berlusconi che strappa il programma del PD. Mia figlia (9 anni) mi guarda e mi chiede: ma se la scorsa settimana diceva che gli avevano copiato il programma, perchè adesso lo strappa? Qualcuno può suggerirmi delle risposte per la bambina?

Catia Brolis, cbrolis@gmail.com


fonte: Italians

01 maggio 2007

Facciamoci sentire

Oggi è il 1° Maggio e in Irlanda, contrariamente all'Italia, si lavora, quindi il mio cervello non si è rilassato e ha pensato bene di andare a leggersi un po' di lettere su Italians.
Sono sato colpito dalla lettera inviata da Marco, intitolata "Sogno una «column» affidata a un giovane" e che per comodità vi riporto di seguito:
Caro Beppe,
ho seguito dal mio portatile una puntata di "PuntoItalians", in cui si è discusso di scrittura ed editoria. Grazie al venerato-temuto-rispettato internet, noi lettori abbiamo sicuramente più possibilità di interagire con i giornali, e più occasioni per esercitarci nell'arte dello scrivere. Sono giovane, inesperto, ingenuo e non ancora disilluso, ed è forse per questo che sogno una «column» affidata a un giovane. «Ci sono i blog», qualcuno dirà, ma non è la stessa cosa: un editorialista di un quotidiano nazionale (per di più con una lunga e prestigiosa storia alle spalle) ha tutto un altro ruolo, almeno per ora, all'interno della società. Per quanto i giornali vendano sempre di meno, per quanto siano confezionati per una classe vecchia e statica interessata al pettegolezzo politico piuttosto che ad alti orizzonti, è indubbio che passino tra le mani frettolose ed energiche del ventenne come tra quelle lente e consumate dell'ottantenne. Non penso a un editorialista vj della Mtv generation, ci mancherebbe, desidererei al contrario dei ventenni con idee, non ancora oppressi dalla quotidianità e dai meccanismi della società, voci di un'età che significa futuro. Purtroppo lo spazio è finito. Se qualcuno vuole approfondire il tema, non ci sarà alcuna diretta alle 16, ma un indirizzo email sempre disponibile.

Beppe Severgnini si occupa di gestire lo spazio Italians (da lui stesso creato) e talvolta risponde alle lettere pubblicate quotidianamente. La lettera di cui sopra ha ricevuto la seguente risposta:
Farei subito quello tu suggerisci, fossi direttore di un giornale (aggiungo, a scanso di equivoci: non ci tengo a diventarlo. Troppe grane. Dovrei rinunciare ai viaggi, ai libri, a "Italians" e al caffè a Crema un bel mattino feriale di primavera. Non credo di avere questo coraggio).

Il tema a mio avviso è particolarmente interessante perchè, come forse anche qualcun'altro si è accorto, l'Italia è particolarmente avversa ai giovani, mentre ama particolarmente affidarsi a gente d'esperienza. Non ci sarebbe nulla di male se l'esperienza fosse accompagnata dall'intelligenza di ascoltare chi il futuro ce l'ha ancora tutto davanti e avrebbe il diritto di dire la sua su ciò che in definitiva lo riguarda. Purtroppo così non è.
Vista la risposta data da Severgnini, è nata l'idea di provare a chiedere l'istituzione, all'interno di Italians, di uno spazio, magari settimanale, dedicato agli under 30.
Per fare ciò bisogna prima però capire se l'idea è condivisa da un buon numero di persone o se è solo l'utopia di pochi. Per ora non c'è nulla di deciso riguardo le caratteristiche che tale spazio dovrà avere, siamo in una fase embrionale, per cui qualsiasi idea è ben accetta.

Per dare un minimo di credibilità a questa iniziativa ho pensato ad una raccolta di firme di chi è interessato a vario titolo (dal semplice lettore all'aspirante giornalista) all'iniziativa, attraverso il seguente link: Raccolta Firme. Per aderire baserà cliccare sul bottone "Click Here to Sign Petition" e in seguito inserire Nome e Cognome, indirizzo email (che chiediamo rimanga a disposizione) ed un eventuale commento.
Inoltre è stato anche aperto un blog dedicato all'iniziativa: Spazio under 30, su cui vi terremo aggiornati sull'andamento dell'iniziativa e magari diverrà un nuovo spazio di confronto, perchè no?

Inoltre, se siete interessati all'iniziativa, potete aiutarci facendo girare la voce tra amici, conoscenti o chi preferite.

Insieme potremo ottenere qualcosa, finalmente!

22 aprile 2007

Lavoro: ragazzi, sveglia

Caro Beppe,
sono un ragazzo di 27 anni, a pieno titolo figlio di quest'epoca di precariato, ereditarietà politica e stragi del sabato sera. E' però anche l'epoca dell'Europa, delle trasformazioni, di Internet. Siamo nipoti di persone che hanno fatto la guerra, ricostruito un Paese distrutto e creato un sistema previdenziale eccessivamente ottimista (pensionati baby e vitalizi elevatissimi), tanto da mettere in ginocchio le casse statali dopo qualche anno. Siamo figli di una generazione post-sessantottina, che ha trovato condizioni sociali abbastanza agevoli, lavoro abbondante e stabile, stipendi buoni, e che ha saputo mantenere il senso della famiglia, con genitori forti (hanno fatto la guerra) che li hanno spesso messi da parte. Sono quindi conservatori, abituati a preservare e a ricercare oggi quello status-quo che li ha fatti vivere sereni e, purtroppo, non esiste più. Siamo una generazione che si accontenta. E' triste dirlo, ma vedo i miei coetanei sempre più lassisti e arrendevoli.
Il lavoro è instabile e rende poco? Pazienza, vivo a casa con i miei e lo stipendio me lo uso per cambiare cellulare ogni tre mesi, la macchinina ogni anno, la birra e la discoteca. I politici sono tutti anziani e inadatti a quelle che sono le problematiche del mondo moderno? Beh, che peccato, ci vorrebbero giovani. Ma nessuno si fa avanti, e continuiamo a votare sempre i soliti, facendoci volentieri mettere da parte dai «nonni inattaccabili» che continuano a stare su quelle poltrone da ben prima che nascessero i nostri genitori. E lo accettiamo, tanto noi abbiamo il nostro mondo. Ragazzi, sveglia. Cominciamo a capire che questo Paese va preso in mano, come i nostri colleghi di tutta Europa. Votiamo i giovani. Candidiamoci. Non iscriviamoci tutti a giurisprudenza o economia (ad esempio) per poi lamentarci che c'è poco lavoro. Inventiamoci qualcosa di nuovo. Sono laureato in informatica e ho scelto di lavorare autonomamente (senza l'appoggio di nessuno) per poter essere libero di innovare e non dover essere schiavo di un'azienda. E questo paga, se non in temini strettamente economici, almeno in termini di soddisfazione personale. Ogni tanto mi chino a cambiare schede. E' lavoro da tecnici? Sì, ok, e allora? Molti miei colleghi mi guardano come un alieno e con disgusto. Poi stanno su una scrivania 50 ore la settimana per 700 euro al mese a progetto, senza possibilità concrete di crescita.

Stefano Marinelli, stefano@dragas.it

Tratto da: Italians - Corriere della Sera

26 gennaio 2007

Otto «O» per sfondare nel mondo

Cito un articolo scritto da Beppe Severgnini su Italians, in quanto mi sembra essere pertinente con questo blog.

Non sono supersitizioso,
la scaramanzia mi fa ridere, ma le coincidenze mi piacciono. Oggi il "Magazine" del "Corriere" parla degli italiani che hanno sfondato nel mondo (tanti, per fortuna). Dopodomani a Torino cercherò di convincere gli studenti riuniti per le Universiadi che mettere il naso fuori casa è buona idea (non ce ne sarebbe bisogno, visto che sono lì). Ieri, su "Italians", è comparso un elogio dell'economista Fulvio Ortu (origini sarde, nato e cresciuto a Trieste, dottorato a Chicago, insegnamento a New York e Los Angeles, approdato alla Bocconi di Milano come Tabellini, Perotti, Boeri, Giavazzi).
Sono contento della citazione e del successo di Ortu, conosciuto a Santa Monica il 7 novembre 2000, durante una delle prime pizzate "Italians" (era la notte della non-elezione di George Bush). Non ci sono solo gli economisti. Ci sono ricercatori, medici, dirigenti d'azienda, finanzieri, sportivi, cuochi, architetti, musicisti, registi (il "Magazine" dedica la copertina a Gabriele Muccino, che sta conquistando gli Usa - campo grande e difficile - col film «"La ricerca della felicità»). L'elenco è lungo e abbastanza noto, per fortuna. Propongo, quindi, un gioco diverso. Cerchiamo di capire se esiste, e qual è, il comun denominatore di queste storie di successo. Ci sono meccanismi virtuosi che in Italia possiamo imparare («imparare», non «importare»: sul punto, ormai, non ho più illusioni). Propongo questo elenco, basato su otto O.

OMBELICO
Un medico, un accademico, un cuoco o uno scrittore che non ha mai messo il naso fuori dall'Italia crede, inevitabilmente, che il suo ospedale, la sua università, la sua città o il suo editore siano l'ombelico del mondo. Uno scoop, signori: non è così!

ORGOGLIO
Nel mondo conosciuto si può andar fieri del successo professionale. In Italia, il successo è qualcosa che bisogna farsi perdonare (e non sempre ci si riesce: Tamaro, Baricco e Muccino sono tre casi celebri; le aziende sono piene di casi meno noti)

ONORE
Le belle storie internazionali sono quasi sempre trasparenti: talento, preparazione, lavoro, un'occasione. In Italia conta ancora troppo chi sei e chi conosci. Il caso dei concorsi universitari taroccati è clamoroso: ma neppure i migliori hanno il fegato d'intervenire. Preferiscono salvare la coscienza (e gli allievi) creando zone virtuose, e collezionare lauree honoris causa (sbaglio, professor Eco?)

OSTACOLI
Su 18.651 docenti di ruolo, solo nove (pari allo 0,05%) hanno meno di 35 anni; 5.647 (30,3%) hanno più di 65 anni (inchiesta di Rizzo e Stella sul "Corriere"). Aggiungo: secondo un sondaggio Demos-Repubblica, il 39% degli italiani nella fascia 35-44 anni si definisce «giovane» e non «adulto». Come dire: talvolta le vittime sono consenzienti. In America, in Nordeuropa o in Russia non è così: a trent'anni si è uomini, non ragazzi

OBBLIGHI, ORDINE & ORGANIZZAZIONE
Ogni nazione ha una reputazione. La nostra - l'ho scritto anche sul Magazine - è quella di talentuosi casinisti, di inaffidabili genialoidi. Alcuni connazionali interpretano volentieri questo personaggio, che un certo pubblico internazionale ama (per poi denigrarlo). Altri si sono ribellati, e hanno capito che il talento non serve a niente, se non viene abbinato a disciplina e affidabilità

OSTINAZIONE
Non è facile imparare l'inglese, la lingua del mondo (cinese e tedesco ancora meno); e non è semplice chiudere una samsonite, una mattina all'alba, e lasciarsi l'Italia alle spalle per un po'. Ma chi ha trovato quel coraggio, quasi sempre, è stato premiato.

Altro da aggiungere? Qualcosa che possiamo imparare?
Con la disciplina hanno sconfitto gli stereotipi (Magazine-Corriere del 25 gennaio 2007)


fonte: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/07-01-25/01.spm